Un applauso a Treno, Coltrip, Vicio e al nuovo entrato Bussy che sono gli unici di cui ci si può fidare!
Scherzo, causa mille peripezie siamo potuti essere solo meno della metà di quelli preventivati (cioè il 40% del raduno nazionale

), peccato
Una breve, semplice e concisa descrizione per chi non è potuto essere con noi degli accadimenti di ieri (astenersi, pregansi, Ilya e Max, forestieri, nonchè non praticanti all'uso corretto della lingua italica)
A Modena, sollazzati dall'eloquio, la gardense comitiva è giunta per mirare autoveicoli sgargianti, scalpitanti, fumanti nonchè rombanti e ivi vedemmole, in locanda aulentissima. Avversando peripezie stradali (quel frammento di sterco con la propria Astrea del pene, fulminare lo possa l'Altissimo!), smarrendoci svariate volte, giungemmo in quota appenninica; colì gustammo libagioni in apposita magione pedemontana, trincando con gusto il nettare frizzante denominato dagli autoctoni "Lambrùsc" e sfidando la ragion d'essere con garbo. All'imbrunire recammoci in reliquario Maranellico, ove mirammo Rosse, antagoniste di minor cavalleria (gianni, ove sei tu?!) e geidiemmicità dei nostri destrieri. Tornammo quindi alle rispettive dimore, sempre con l'audio teso alla verba "Polizia Stradale" e al turchino lampeggìo, che facea istantanea fece nelle nostre brache.
Ringrazio i signori messeri partecipanti al convivio, scusandomi d'appunto se dovessi inolamente scordarne alcuni, ferendo nell'orgoglio i non citati; senonchè i soliti compagni assenti, ai quali và un fraterno abbraccio: innanzitutto le madame, per cortese confacienzia, poi al sommo sacerdote di noi tutti, nominato Nico, per lo "sbattimentum pallae" del muovere cotanto bestiame; al fido Looca, da me scambiato per passante ignoto sebbene foss'io suo profondo ammiratore, all'aranciato Daniello e al maranato Tonio; saluti allo scherzoso Eco, al suo allarme vagabondo e alla giacca scagliata attraverso l'elettrico varco; alla capitolina e Mondeata pupazzea squadra in toto e al presto sposo Roberto, toscano archimede pitagorico; a Furioso, a Fulgo e Arma, ai quali mai mi presentai, e a Macse, esponente di alfistica fede e dalla facile escapolazione; al civichista con familiame variegato e agli integralisti variopinti: Glauco, il gasolineo Chintaro e l'Ezio, mai manchevole a macinar miglia e abbandonar figliuoli pur di giungere e parlar di ferraglia. Cito ora il gardense Treno, gentil e affamato pilota della tzuchinochea civica, coaudiuvato nel condurre dal nostromo Coltrippo, dal verbo parco ma dalla sete alcoolica grave. A rivederci in Riva per capriolea polentata, offerta dall'involontario cecchino Coltrippo e dalla sua argentea sterminatrice di ungulati. Va menzionato, quindi, il novello Bussio, che me medesimo batte nell'ingrata sfida al bruciar dinaro, demolendo con arguta sagacia un paio di costose civiche, di ultimo modello in allestimento di tipo erre. Peste ci colga entrambi a sacrilegiar cotanti nipponici artefatti! Ultimo lasciai il meglio, colui che osa sfidare gli alti ranghi dell'impero accaciista contrapponendo a carrozze lucide e cerchi milionari la dura realtà campagnuola: ruggiene, croste e moscerini ammuffitti. Brao buon Vicio, avrai sempre il rispetto dovuto ad un moderno Davide, che oppone, ai maggiori Golia della modifica estetica, la polvere di mille battaglie, ormai solo collante del rivestimento metallico chiamato dai più "Civica vutiai". Notabili i cerchi in ferrite grezza, consunti anch'essi come la mente Viciea, che brama costosi interni in fattezze Integra e poi non linda il mezzo, esponendosi a pubblico ludibrio e felinee peste.
Aggiungo, in fine, un dagherrotipo impresso sulla via del venire, testimone silente di dubbio accadimento:
